05 agosto 2012

18 aprile 2012

"България е моят кръст", изповядва бъдещият папа Анджело Ронкали


"България е моят кръст", изповядва бъдещият папа Анджело Ронкали

Галерия с изображения
Публикувана: Сряда, 18-ти Април 2012, автор(и): 24 Часа; прочитания: 1597; коментари: 4
През дъждовния април на 1925 г. София посреща папския делегат Анджело Ронкали изпълнена с ужас и тъга. Комунистите са взривили купола на черквата "Св. Неделя", опитвайки се да убият цар Борис III. Загиват 213 души, ранени са повече от 500. Ронкали отваря широко вратите на католическата болница. Посещава ранените всеки ден. Предложено е безплатно лечение за всеки пострадал от атентата, независимо от неговата религия. Цар Борис е впечатлен и кани енергичния католик в двореца.
Така започва едно приятелство, продължило две десетилетия
Изпитанията за българският цар и папския представител обаче тепърва предстоят. Месецът отново е април, годината 1928-а. Серия от земетресения сриват напълно Чирпан и разрушават голяма част от Пловдив. Земята се люлее в продължение на 11 дни. Падат 73 000 сгради.
Цар Борис спешно се премества от резиденция "Евксиноград" в Пловдив и лично оглавява кризисния щаб. Цялата страна се вдига на крак да спаси бедстващите. Ронкали също се заема с доставяне на храна, одеяла и палатки.

10 marzo 2012

La bellezza del vincolo di carità

09/02/1927 - Lettera di mons. A. G. Roncalli a don K. Raev (ASEB)


VISITATIO APOSTOLICA IN BULGARIA
Sofia - Rue Mussalà, 2
9 febbraio 1927

M. R. sac. don CARLO RAEFF // ENDJE.

Mons. Kirill Kurtev
Mio caro don Carlo,
            Sono tornato appena ora al mio posto di lavoro. Il viaggio dall’Italia è stato lungo avendo approfittato della occasione di conoscere – accompagnando il nuovo Vescovo Bulgaro[1] – un po’ meglio l’Oriente e le questioni che lo riguardano. Mi trattenni perciò ad Atene, a Salonicco, e, con maggior agio, a Costantinopoli.
            A dire vero mi premeva di presentare il Vescovo Bulgaro a cattolici di varie nazionalità divise fra loro da ragioni politiche, appunto per dimostrare con ciò la bellezza di quel vincolo di carità in Gesù Signore che affratella gente di ogni razza al di sopra di ogni risentimento nazionale. Ho pensato con ciò di servire anche al buon nome della Bulgaria. E, a vero dire, mons. Cirillo Kurteff pur nella modestia e nella semplicità del suo tratto, ha saputo far veramente onore al suo paese, anche per quella cultura ecclesiastica che traluce poco a poco dalla sua parola in chi gli si avvicina.
            Tornato dunque a Sofia ho trovata la sua ultima in data 31 gennaio u. s. in cui ella mi ripete le belle espressioni del suo spirito già scrittemi con l’altra del 24 settembre a[nno] p[assato].
            Quanto le sono grato dell’uno e dell’altro documento! Non occorre che le ripeta come <io> la porti sempre nel cuore, e come sempre mi segua la preoccupazione del successo definitivo di questa pratica della sua completa riabilitazione. Sarò ben contento il giorno in cui potrò dire che “jam hiems transit, imber abiit et recessit ”!
            A Roma mi sono non poco occupato di lei. Ella mi faccia il gran favore di non perdere il coraggio perché i giorni passano, e non vede ancora giorno completo. Il sole verrà; e lei comprenderà anche meglio come l’attendere sia stato meritorio e provvidenziale.
            Ricordando il freddo che ella ha patito lo scorso anno qui a Sofia, quando mi fu ospite per qualche giorno, mi immagino che cosa soffrirà ora. In certe costituzioni come la sua la sensibilità al freddo è tale che sconvolge tutto ed è una tentazione di lamentarsi persino del Signore. Ciò dico per l’esperienza che ho fatta recentemente in Roma con un mio antico amico sacerdote a cui la sensazione del freddo dava le vertigini e che mi sono adoperato a tutt’uomo per far spedire in America in un clima permanentemente torrido.
            Però lo spirito di sopportazione aiutato dalla grazia del Signore che tutto da a chi l’invoca con fervore sono sicuro che l’assisterà sino alla fine. Ed è in questa sicurezza che le ricambio gli auguri così cari che ella si è compiaciuto inviarmi.
            Quando ai ricordi delle passate vicende continui ad affidarsi alla provvidenza materna della Chiesa santa che a tutto arriva ed arriva saggiamente. Ella per conto suo si mantenga sempre tranquillo, sempre calmo, sempre buono. Si possa dire di lei ciò che è scritto di un grande personaggio biblico: “In laenitate animae suae placuit ”.
            Nelle sue preghiere si ricordi anche di me a cui questo ministero della Visita in Bulgaria produce certo qualche gioia, trovandomi fra un popolo che apprezzo ed amo ed è degno dei migliori destini, ma non senza qualche fastidio.
            La benedico di gran cuore. Le accludo anche due immaginette che mi vennero donate dal Santo Padre in persona in occasione dell’ultima visita che gli feci il 2 gennaio
affezzionatissimo in G. C.
+ Angelo Giuseppe Roncalli
arcivescovo d’Areopoli
V. A.

[1] Si tratta di mons. Kiril Kurtev.

10 gennaio 2012

Dalla padella bulgara... alla brace turca.


Icona del beato Roncalli
(Sofia, Chiesa delle Suore Eucaristine)
Pubblico qui una delle ultime lettere bulgare di Mons. Roncalli, molto bella e confidenziale, diretta al vescovo passionista di Nicopoli mons. Damiano Theelen.
Contiene i saluti, i ringraziamenti e le aspettative del beato bergamasco con le valige in mano per la nuova missione ad Istanbul ed Atene. Buona lettura.

Sofia, 18 dicembre 1934

Eccellenza carissima,
Sono tornato l’altro ieri dall’Italia dove il mio soggiorno fu più lungo che non pensassi, e sono tornato, come ella omai sa perché tutti i giornali ne hanno parlato, per salutare la Bulgaria e portare le mie tende a Istanbul, il che significa, come dice un proverbio italiano, saltare dalla padella nella brage.
Anche in questa disposizione della Provvidenza circa la mia povera persona, sono contento di aver posto in salvo il mio principio, di non cercare mai la volontà mia. Il Santo Padre nell’atto di nominarmi alla duplice Delegazione di Turchia e di Grecia disse al Card. Sincero di voler dare con ciò una prova di stima e di benevolenza a mons. Roncalli “per la buona impressione che ci ha lasciato anche nell’ultima udienza. Dopo tanti anni che si trova in Bulgaria non siamo mai riusciti a cogliere sulle sue labbra o dalla sua penna una sola parola che fosse preoccupazione personale fra tanti imbarazzi, sentimento di disagio, desiderio di cambiare o altro”. Ed a me, tornando su quella impressione, aggiunse: “Sì, Monsignore, impressione tanto più cara, quanto più rara”.